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Giovani italiani tra le fila dell’ISIS: “in Italia non c’è lavoro, l’ISIS ci paga bene”.

Sarebbero oltre 20mila i ragazzi provenienti da ogni parte d’Europa che si starebbero arruolando tra le fila dei jihadisti dell’Isis e di altre organizzazioni islamiste. Ad affermarlo sono fonti ufficiali dell’intelligence britannica, secondo cui – riferisce l’agenzia BccNews – i volontari del terrorismo islamico provengono da più di 20 nazioni e, di questi, almeno 20.000 da Stati europei, di questi oltre 3.500 sono italiani.

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Così racconta Giovanna Sanni, madre di Alberto,un ragazzo di 20 anni che per due anni di fila aveva tentato il concorso come volontario nell’esercito Italiano, scartato entrambe le volte, ha lasciato genitori e amici, con un biglietto “vado in Iraq, mi arruolo nell’Isis, voglio lavorare ma il mio Paese non me lo permette“.

Lo Stato islamico è l’organizzazione preferita dai volontari: più di 20mila sono coloro i quali sono giunti finora in Siria. Il documento diffuso dal National Counter-Terrorism Center, con sede in Virginia, offre “linee di tendenza” che “sono chiare e preoccupano”, commenta Nicholas Rasmussen, direttore del Nctc.

L’esperto di intelligence afferma che “il numero dei combattenti stranieri diretti in Siria non ha precedenti” e “supera” quello relativo a quanti sono andati “in Afghanistan e Pakistan, Iraq, Yemen, Somalia o in altre zone negli ultimi 20 anni”. Molto varia è anche la tipologia dei jihadisti stranieri diretti in Medio Oriente, tanto che non “non rientrano in alcuno stereotipo” o categoria particolare cui ricondurli. Il fenomeno sembra essersi incrementato a seguito degli attentati di Parigi dello scorso 7 gennaio.

Uno degli strumenti di persuasione nei confronti degli occidentali più efficaci dell’Isis è la progaganda su internet.

Purtroppo la disoccupazione è in continuo amumento e l’organizzazione dell’Isis lo sa bene e basa la sua propaganda mediatica sulla possibilità di essere pagati profumatamente.

Si tratta di un passaparola che ormai ha raggiunto numeri che fanno paura, secondo i dati istat prima del 2018 ci saranno almeno 5 mila giovani italiani, donne e uomini che chiederanno di arruolarsi nelle truppe dello Stato Islamico.

Il Professor Rasmussen osserva che la produzione di video e filmati, realizzati in diverse lingue e molto curati, ha esercitato un grande fascino sui giovani occidentali. Del cosiddetto Califfato questi video offrono un’immagine “bucolica” che si contrappone alla vita “alienata” di tanti ragazzi occidentali. La possibilità di avere un lavoro, di dare un senso alle proprie vite, l’idea di essere ben pagati e di credere in un ideale di stato che si prende cura dei propri figli.